I N C A M M I N O

facciamo due chiacchiere ora.
io e te.
davanti ad una tazza di tè e un muffin.
uno ciascuno.
siediti.
ti racconto i miei pensieri.
è stata dura arrivare fin qui.
molto dura.
così dura che a volte temo la strada abbia consumato anche me.
ma forse così è giusto che sia.
si è portata via ciò che non era essenziale.
e fortificato quel che doveva restare.
a volte individuo un nuovo capello bianco o una ruga intorno gli occhi.
ma so che in realtà lo scorrere di questi anni è dentro che lo porto.

2015-2019
anni durissimi per me.
non starò a raccontarti tutto.
ci sono cose che solo il proprio cuore deve custodire.
ma posso dirti questo: ho superato mari e monti.
ho camminato così a lungo da aver consumato ogni mia forza.
sono caduta così tante volte che ad un certo punto il mio pensiero era solo: non sei altro che una perdente.
ho ricevuto il rifiuto più duro che possa esserci e ho pensato: non vali nulla, se non ti sceglie non sei nulla.
ho conosciuto la solitudine più assoluta e mi ci sono persa dentro.
ho vagato a tentoni sbattendo contro ogni singolo ostacolo che mi si presentava.
tutto quello che credevo di avere mi è stato portato via.
ceneri, pezzi rotti, macerie, questo mi rimaneva.

sai lo conosco quel pensiero che ti assale.
quell’idea.
troppo.
è tutto troppo.
per te è troppo.
non puoi farcela.
no, di certo non tu.
che sia il mantenimento di una dieta, il superamento di un esame, la conquista di una persona, il raggiungimento di un lavoro.
tu che non sei niente, dopotutto.
so cosa significa.
questa idea mi ha portato ad odiarmi.
ho cercato e provato disperatamente ogni modo possibile per farmi del male.
il mio prediletto?
il cibo.
e l’esercizio fisico.
le abbuffate e le privazioni che ne seguivano.
le ore interminabili di attività fisica.
in quei momenti chiudevo gli occhi e lasciavo che il dolore scorresse nelle mie vene.
quella l’unica cosa che mi sembrava giusto provare.
assurdo.
lo so.
ora lo so.

tre volte ci ho provato.
a vomitare.
davanti ad un gabinetto.
tre interminabili momenti.
non ci sono mai riuscita.
e non che non avessi letto come fare.
avevo studiato bene i passaggi.
ma niente.
non ci sono mai riuscita.
una benedizione dice la mia psicoterapeuta.
e io, ora, sorrido quando lo dice.

ricordo bene quel momento.
quello in cui davvero ho creduto che sarei morta.
l’ho pensato davvero.
scusa se te lo racconto.
ma troppe cose giuste da dire si tacciono per non essere troppo veri.
ero sdraiata per metà sul bordo del letto.
gamba e braccio sinistro a penzoloni.
non avevo le forze di muoverli.
né tanto meno di respirare.
non c’era spazio per l’aria nel mio petto.
non so quanto avessi mangiato.
quello non me lo ricordo.
ricordo che avevo il ventre gonfissimo.
teso e dolorante come mai prima.
perché sì prima di allora ce n’erano state tante di abbuffate.
ricordo che a letto ci arrivai trascinandomi a carponi sulle scale.
ci vedevo male, la testa era piena di rumori.
avevo la testa ripiegata da un lato, a sinistra.
e la bava che colava giù, sì.
no, non avevo le forze nemmeno per chiuderla.
no, non era una bella immagine.
no.

ricordo che ad un certo punto iniziai a pregare.
supplicai che non fosse la fine.
e in quello stesso attimo abbandonai ogni forza.
chiusi gli occhi e non so se persi conoscenza o semplicemente mi addormentai.
so però che nel chiuderli piansi.
come lo so?
sentii il calore delle lacrime.

perché?
perché lo racconto a te?
a te che non conosco.
perché non è stato invano.
tutto quel dolore.
perché scriverti aiuta me.
e perché magari leggermi aiuta te.
mentre pensi di non farcela.
mentre sei a terra.
e il dolore è troppo.
voglio stringerti la mano.
io non l’ho permesso a nessuno.
tu lasciati raccogliere.
tu non abbandonarti al dolore.

li ho riaperti gli occhi.
in quel giorno.
con fatica, tanta, mi sono tirata su.
e mi sono detta che non sarebbe più successo.
ma successe ancora.
non come quella volta.
ma comunque successe.
eppure da quel momento ho iniziato a camminare.
in salita, con l’affanno, troppi pesi sulla schiena e vento contrario.
ma ancora cammino.
sono qui in questo pomeriggio davanti a questo tè che stringo forte tra le mani.
sono stati due giorni strani.
un tempo avrei mangiato di tutto per annegare i pensieri.
ma oggi.
oggi mi scopro nuova.
oggi il pensiero c’è, ancora.
chissà se mai se ne andrà.
ma oggi gli sono dritta davanti, uno contro l’altro siamo.
e non sarò io a piegarmi.
no, non questa volta.
io continuo a camminare.

magari un giorno ci scopriremo viandanti sulla stessa strada.
sarà bello condividere il vento contrario.
sarà bello sorridere sotto il calore del sole dopo la fatica.
sarà bello incontrarti.
un giorno.
quel giorno.

ora bevo questo tè.
beviamolo insieme.
e godiamoci questa luce di quasi primavera.

2 pensieri su “I N C A M M I N O

  1. Non ti conosco di persona, ma leggendo queste tue parole, mi è sembrato di rivedere me stessa, mentre annegavo i miei pensieri nel cibo ed il dolore sembrava scomparire, per poi tornare più forte di prima! Parlo al passato perché ora sto bene, ho i miei alti e bassi, ma quel vortice l’ho superato. Leggere le tue parole mi ha riaperto una ferita, ma è stato come ascoltare un’amica e comprenderla appieno… Non ti conosco, ma ho sentito il tuo dolore e la tua sensibilità che a volte o spesso è forza, ma anche condanna! Ti abbraccio, cara Michela

    1. Fiore…non ti conosco nemmeno io ma è bello ugualmente saperti compagna in cammino! Sono felicissima di leggere che sei oltre anche tu, davvero tanto! Ricambio il tuo abbraccio forte! Un sorriso, Michela.

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